[A] Dall'Agorà di ClubDante

Maria Rosa Cutrufelli
Italia

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Quando l'amore non è solo un fatto personale


01/07/2012

Giugno termina così, con un evento che, a leggere i grandi quotidiani, può sembrare semplice cronaca locale. E invece no. Il 'gay pride' di Cagliari, che chiude proprio oggi, non è un fatto isolano. Non riguarda solo la Sardegna. O solo l'Italia (che per tutto il mese è stata attraversata dalle manifestazioni gay). No, anche quello di Cagliari è un evento transnazionale. Fa parte di una serie molto lunga di iniziative culturali, cortei, sfilate, richieste politiche che hanno interessato e continueranno a interessare l'intero pianeta.

Per esempio: il 17 maggio, a Mosca, i rappresentanti dei movimenti omosessuali hanno chiesto l'autorizzazione per un 'gay pride' in città. Hanno chiesto di poter sfilare il 17 maggio perché è la giornata di lotta contro l'omofobia. Giornata riconosciuta, anzi promossa dall'Unione Europea. Ma si tratta di una battaglia che a Mosca, com'è noto, suona pura e semplice provocazione. Tanto più che il movimento lgbt (lesbico, gay, bisessuale, transgender, per chi non ha dimestichezza con l'acronimo) non si è limitato a chiedere l'autorizzazione per l'anno in corso, ma per tutti i prossimi cento anni. Di conseguenza, il municipio ha dovuto vietare il 'gay pride' moscovita per l'intero secolo. E con questo risultato in mano, il movimento ora può rivolgersi alla Corte europea per i Diritti umani di Strasburgo. Una bella strategia politica per dare fastidio alla Russia di Putin...

Sui palchi di tutta Italia, d'altronde, non hanno parlato solo gli italiani. A Bologna è intervenuto un cileno. Padre di un ragazzo gay ucciso a Santiago. In quell'occasione, sullo stesso palco, il sindaco di Bologna si è detto favorevole al riconoscimento delle unioni di fatto o dei matrimoni civili fra persone dello stesso sesso. E pure il segretario del Partito Democratico, Bersani, si è pronunciato a favore di una legge "che faccia uscire dal far west le convivenze stabili fra omosessuali".

Però, subito dopo, la commissione del Partito, che doveva prendere una posizione ufficiale sull'argomento, ha dichiarato forfait.

Un esito prevedibile: la sinistra italiana è sempre stata una strenua paladina dei "diritti della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio" (articolo 29 della carta costituzionale)... Ma la costituzione non specifica in cosa consista quel 'naturale'. Non dice che la 'famiglia' deve essere composta per forza da un uomo e una donna. E dunque perché deve dirlo proprio un partito 'democratico'?

Non lo dicono nemmeno i democratici americani... Al punto che il presidente Obama, in corsa per il secondo mandato, si è sbilanciato fino a rilasciare un'intervista che è rimbalzata su tutti i network mondiali. "La mia", ha tenuto a precisare, "è un'opinione personale... Ma sono convinto che anche le coppie dello stesso sesso dovrebbero potersi sposare." Una rivoluzione, secondo i commentatori politici. Una svolta clamorosa sostenuta anche dal vice-presidente Biden. Mentre, nel campo avverso, Mitt Romney ha risposto licenziando in tronco il suo portavoce, reo di essere gay.

In conclusione, mai come oggi si è rivelato profetico quell'antico slogan femminista che diceva: 'il personale è politico'.

Perché il diritto all'amore, per i gay, non è mai stato 'soltanto' (si fa per dire) un fatto personale. E comunque sia, la libera scelta della propria sessualità è ormai un 'tema sensibile' della politica globale. Una battaglia che si gioca sul piano politico, per l'appunto, oltre che su quello culturale.

 

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