[A] Dall'Agorà di ClubDante

Giorgio Fontana
Italia

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Le mie cose preferite


25/06/2012

Come tutti, ho una specie di piccola ossessione per John Coltrane: e come tutti, banalmente, trovo di una bellezza sorprendente e sempre nuova la sua rilettura di My favorite things.

Un annetto fa, durante le serate di "A Milano non fa freddo" organizzate da Matilde Quarti all'ARCI Cicco Simonetta, lessi quello che doveva essere il finale di un romanzo in fase di confusa stesura. Il romanzo è ancora nello stesso stato, ma il finale resta quello: in gran parte, la descrizione di un'esecuzione (per pianoforte solo) di My favorite things.

Il fatto è che questo brano è tornato davvero parecchie volte nella mia vita e in momento abbastanza importanti (uno importantissimo, altri meno): e il fatto che possa essere così "per tutti" - come dicevo sopra - lo rende in qualche modo ancora più speciale. Sono sempre rimasto affascinato dal modo in cui certe opere (opere d'arte vera, non paccottiglia ultrapop) diventano non solo un riconosciuto standard di bellezza ma un preciso standard esperienziale: quanti amori uguali si porta dietro questa ballata di Coltrane? Quanti sguardi, quante sigarette sui balconi, quanti sorrisi, quanti identici gesti?

(A prima vista, questo è un effetto deleterio: banalizza la canzone e banalizza la sua fruizione. Secondo me invece è l'esatto contrario: la ripetizione di una certa forma emotiva, in questo caso, non ne distrugge la verginità e la freschezza: esattamente come ogni volta che riascolto i fraseggi di Coltrane non penso affatto che potrei canticchiarli a memoria, né faccio ironia sulla retorica del "sembra ogni volta la prima volta": e ciò per un motivo tanto semplice quanto radicale: effettivamente, ogni volta sembra la prima volta. E questa per me è una definizione implicita di arte).

Ma torniamo al pezzo. Come spiega bene Lewis Porter nella sua biografia, "la gente commette spesso l'errore di dare per scontato che Coltrane trovasse la canzone sciocca e che per questo volesse abbellirla. Al conrario: Coltrane non fu spinto da nessuno a registrare quel brano. [...] Trattò la canzone con rispetto."

Non è certo la prima volta che assistiamo alla metamorfosi di una canzone popolare - in questo caso, un valzerino di Rodgers e Hammerstein - in un'opera d'arte: il jazz in un certo senso si nutre di questa capacità di reinvenzione, e a voler essere pignoli, anche la musica colta ha sempre affondato le mani nella cesta delle canzoncine e dei ritornelli da osteria, stilizzandoli o trasformandoli a seconda del bisogno e del genio del singolo.

Ma Coltrane, con My favorite things, fa qualcosa di più. Non si limita a elevare questo 3/4 nel cielo del grande jazz, o a "dilatare il senso del tempo" e "drammatizzare il contrasto" e così via, come nota Porter: né la sua straordinaria serie di assoli basta a spiegare il fascino che ancora oggi esercita questo capolavoro.

Io credo che qui Coltrane riesca nella rarissima impresa di bilanciare la magia e la semplicità di un brano - che definirei "infantile" senza spregio, vista la versione cantata di Tutti insieme appassionatamente - con la sua consueta e radicale sete di purezza: in qualche modo, è come se Coltrane arrivasse all'essenza della canzone stessa e la strappasse all'iperuranio: il giocoso, l'infantile vengono restituiti all'ascoltatore tramite una sorta di secondo sguardo che non smarrisce mai la facilità dell'originale, ma la arricchisce e la proietta verso una dimensione completamente diversa. E' la descrizione del sogno mitico del ritorno all'innocenza: la sua incarnazione più perfetta, nella coscienza che l'innocenza perduta in realtà non si ritrova più.

(Mi viene in mente, mentre scrivo, un paragone forse assurdo e forse dettato solo dal fatto che amo molto entrambi: in ogni caso, qualcosa di simile si percepisce anche in certi racconti di Kafka - quella gemma che è Il messaggio dell'imperatore, sicuro, ma penso soprattutto alle sue prime prose, quelle meravigliose e purissime di Meditazione).

Comunque. Non mi sembra un caso se (cito ancora da Porter) lo stesso Coltrane disse: "Di tutti i pezzi che ho registrato, Favorite things è il mio preferito. Credo che non lo rifarei in nessun altro modo, mentre tutti gli altri miei dischi avrebbero potuto essere migliorati in certi piccoli dettagli."

Semplice soddisfazione per un take ben riuscito? O forse qualcosa di più?

Chissà.

 

 

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