[A] Dall'Agorà di ClubDante

Stefania Nardini
Italia

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Vecchi e nuovi "passeur"

Alla frontiera fra Italia e Francia


20/06/2012

I crinali sono tagliati dal blu del cielo. Lassù, come scrisse Francesco Biamonti, «nessuno è più di nessuno». Sentieri tortuosi, passaggi impervi, rovi che con eleganza proteggono la roccia ruvida, sono antichi testimoni di una civiltà sospesa nell’abisso.  In questo lembo di Liguria attraversato dalla Alpi Marittime, in tanti hanno attraversato queste montagne che un tempo segnavano il confine. Passarono qui nel ’39, quando iniziò l’esodo, gli ebrei in fuga dal nazismo. I contrabbandieri, i ricercati, gli esuli  che rincorrevano la libertà. Verso quella Francia, così vicina eppure lontana, inafferrabile, come era l’idea di un futuro.

 

 

Il confine non c’è più. Ma la frontiera esiste. È una sottile linea indecifrabile che nell’immaginario è il tormento di un’umanità permanentemente in bilico tra guerra e pace. Le vicende che segnano la memoria di queste valli sono innumerevoli.  E tornano, quasi a voler farsi beffa del tempo che imperturbabile scrive nuove pagine di storia. Da Olivetta, Piena, villaggi disseminati in questo Ponente, attraversando i sentieri aspri del  Gran Mondo e poi  ancora quelli del Passo della Morte, al calar della sera iniziava l’avventura. A far da guida a quei viandanti disperati c’era il passeur, l’uomo che contro l’autorità dello Stato non doveva lasciare mai nessuno al di qua del confine.

Paolo Veziano, storico e saggista, che conosce profondamente questa terra, mi ha accompagnata a Ciotti, un piccolo borgo di Ventimiglia a strapiombo sul mare. C’è un minuscolo cimitero, una lapide e un fascio di ginestre: vi è sepolto Nico Orengo, scrittore e poeta di questa frontiera baciata dalla luce complice del Mediterraneo. Paolo mi mostra i punti dove i passeur accompagnavano i fuggiaschi. «Loro –  spiega – conoscevano bene il territorio. Il passeur poteva essere anche un cercatore di funghi che sapeva muoversi al chiarore della luna. Alcuni si portavano il figlio più grande per insegnargli i segreti del mestiere. Una figura che ha subito molti cambiamenti e che in certi momenti della storia si è anche politicizzata».

 

 

Alla testa di un traffico per secoli considerato rischioso ma redditizio, quello del sale, superavano le Alpi Marittime camuffando il carico sotto uno strato di acciughe che vendevano qua e là. Ma per tornare alla storia più recente Veziano mi racconta di quando lo Stato italiano si trasformò in passeur. «Con il decreto con cui dava inizio alle persecuzioni degli ebrei, il fascismo emise un provvedimento in cui ordinava loro di lasciare l’Italia. La disposizione non conteneva norme sull’attuazione delle espulsioni e tutto era lasciato all’iniziativa individuale. La filosofia era quella di facilitare l’esodo, il che lasciava ai prefetti la possibilità di favorire il passaggio illegale della frontiera. Quindi si legalizzò un’attività considerata vietata e la milizia confinaria estromise i contrabbandieri assumendo il ruolo di passeur di stato. Vennero incoraggiati anche i barcaioli ai quali fu garantita protezione e libertà d’azione». Via mare o via terra, il mestiere resiste.

 «La frontiera è un sismografo sensibile che registra le scosse politiche di cui l’origine profonda è altrove», scrivono Guichonnet e Raffestin nell’interessante saggio Frontières et sociétés. E con la globalizzazione che ha alimentato la circolazione fiorisce un nuovo bisogno di confine che si esprime con il controllo. La stessa “Primavera araba” ha riacceso il fenomeno dell’esodo verso la terra promessa, la Francia, dove sono diretti i clandestini dopo rocamboleschi viaggi a bordo delle carrette del mare.

I nuovi  passeur sono nord africani che in città come Zarzis, in Tunisia, vendono un sogno italiano per mille euro. In Italia sono romeni o croati con i documenti regolari, che per cento euro a testa trasportano questi disperati oltre la barriera di Ventimiglia dove la vigilanza della polizia francese è stata notevolmente allertata. Ora la caccia ai nuovi passeur si è intensificata.  Recentemente un nordafricano naturalizzato francese è stato sorpreso con cinque maghrebini, dei quali uno nascosto nel bagagliaio, mentre tentava di entrare in Francia. Storie che sembrano tutte uguali mentre si continua con arresti ed espulsioni. Si continua a respingere. Nonostante il mercato dell’esodo clandestino non conosca crisi.

Quando cala la sera, tra i sentieri di queste montagne si avventura solo chi non ha nulla da perdere. Chi, oltre alla povertà, non possiede altro che la speranza di stare al mondo. In questo mondo che visto da quassù, nel silenzio infranto dal solo canto del vento e dalla brezza del mare, sa di eterno. Sa di sogno.   

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