[A] Dall'Agorà di ClubDante

Antonella Cilento
Italia

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Le lire della nonna


19/06/2012

Abbiamo fatto sempre una gran fatica negli ultimi dieci anni a convincere mia nonna Maddalena, sarda di quasi 102 anni, che la lira non c’è più. Con l’ironia che si riserva a chi è sopravvissuto a se stesso, irridevamo alla sua abitudine – mai persa – di convertire ogni più piccolo conto – le bollette della luce, del gas e dell’acqua, i dieci euro per ogni siringa dati all’infermiere, il signor Attilio, la spesa di zucchine e melenzane, il pane, la pizzetta acquistata dal pasticcere sotto casa, le medicine: ah, quanto costano! Che cosa inutile, dice sempre, tanto devo morire! – da euro in lire e da lire in euro.

Dare i numeri come se stessimo al banco lotto, attività consona a una famiglia napoletana benché parzialmente sarda, è diventata, perciò, nel tempo espressione consueta per indicare non solo le alzate d’ingegno della nonna ma anche i suoi conti, dove milioni, migliaia e miliardi si confondono senza tener conto dei centesimi, questi fastidiosi, invisibili sconosciuti.

La beffa potrebbe però essere che, a distanza di un decennio, la nonna vincerà.

Se l’euro morirà, come recitava il giornale ierii, prima pagina de La Repubblica, non nel mare Egeo o nel Pireo – il governo greco tiene botta – ma di qui a poco negli “ariosi viali di Madrid o Barcellona”, la nonna Maddalena, che è sopravvissuta a due guerre e a un lunghissimo dopoguerra, all’omicidio del padre, al suicidio della sorella, alla morte del marito e alla scomparsa di ogni parente o amico della sua generazione, avrà la soddisfazione di vedere il ritorno della sua moneta.

E non potremo più prenderla in giro, perché sarà l’unica in famiglia a saper fare ancora i conti in lire, lucidissima e in forma com’è, che Dio ce la conservi.

In queste sere a Napoli è andato in scena nell’ambito del Napoli Teatro Festival un nuovo e geniale drammaturgo argentino, Claudio Tolcachir: le sue famiglie multiple, dove se una nonna si ricovera in ospedale la figlia e i nipoti approfittano per mangiare un pasto caldo o farsi una doccia a spese della clinica, dove due giovani donne gay violentano un tonto ragazzo benestante per avere un figlio e poi si ritrovano il padre a carico che dorme sotto il loro letto, sono lo specchio del paese che l’Italia potrebbe diventare (Napoli è già così) e la Grecia forse già è.

Si ride molto con Tolcachir, un genio, e i suoi fantastici attori; si ride tanto anche quando la nonna Maddalena ne dice una delle sue. Bisogna continuare a ridere per non dimenticare che il fantasma si avvicina: trent’anni fa’ sui giornali si diceva “Napoli come Beirut”, dieci anni fa’: “diventeremo come l’Argentina” (eccola l’Argentina, quella di Tolcachir), da un paio d’anni “faremo la fine della Grecia”. Oggi siamo già qui, a galla fra il Pireo e Barcellona, dove il giornale dice che l’euro, come un’antica trireme, naufragherà e dove la nonna Maddalena ricorda le battaglie dell’ultima guerra e le notizie del fratello prigioniero in India, del marito imbarcato, del cognato sommergibilista.

Il mare è lo stesso, la nonna può testimoniarlo, lei che vede i morti e sogna ancora la lira.  

 

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