[A] Dall'Agorà di ClubDante

Guido Barbujani
Italia

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Forse non siamo stati noi


15/06/2012

Un tema di grande attualità: forse si è capito chi è il responsabile dell’estinzione dell’uomo di Neandertal. La vicenda risale a 29 mila anni fa, anno più anno meno, e allora magari qualcuno si chiederà se sia davvero un tema attuale. La risposta è sì, per due ottimi motivi: primo, il principale indiziato è tuttora a piede libero; e secondo, quell’indiziato siamo noi. Sì, proprio noi: noi africani. Se non tutto è chiaro, e dubito che lo sia, allora conviene fare un paio di passi indietro.
Volete vedere che faccia ha un immigrato africano? Guardatevi allo specchio. La persona che vi guarda, non importa se nata in Europa, Asia, Oceania, o nelle Americhe, è un immigrato africano. Centomila anni fa – dunque poco fa, se pensiamo ai miliardi di anni durante i quali c’è stata vita sulla terra – i nostri antenati erano tutti in Africa. Avevano un cranio come il nostro, il mento come ce l’abbiamo noi, dimensioni e proporzioni del corpo simili alle nostre. Come se la passavano? È difficile dirlo con precisione, ma non troppo bene, di sicuro. Avevano il fuoco, ma non sapevano produrre il cibo (l’agricoltura è un’invenzione recente, risale a non più di 10 mila anni fa) e dunque andavano in giro a cercarne, in piccoli gruppi. Se trovavano qualche frutto o qualche radice, se era un giorno fortunato e gli uomini avevano portato qualcosa a casa dalla caccia, si mangiava; se no, si saltava il pasto, e tutto lascia credere che non si trattasse di un’eventualità insolita. La mortalità infantile era altissima, la vita media cortissima. Incendi, eruzioni, cadute nei precipizi, alluvioni, senza contare le scorribande di bestie feroci, decimavano continuamente i nostri antenati africani; ma qualcuno ce l’ha fatta, se no non saremmo qua a raccontarcela.
Fuori dall’Africa le cose non andavano meglio. Ma c’era una significativa differenza, perché fuori dall’Africa c’erano delle popolazioni umane che non erano la nostra. Ne conosciamo tre; probabilmente saranno state di più, ma abbiamo trovato traccia solo di tre. In Asia c’era una forma umana che chiamiamo Homo erectus; nell’isola di Flores, in Indonesia, delle piccole creature che chiamiamo uomo di Flores; in Europa c’era l’uomo di Neandertal. Volete vedere un vero europeo? Troppo tardi, dovevate pensarci 29 mila anni fa, perché erano i Neandertal i veri europei. Gli studiosi di fossili hanno trovato i loro resti in un’area che va dalla penisola iberica alle steppe russe, a partire da 300 mila anni fa.
I Neandertal erano umani. Avevano un cranio diverso dal nostro, il mento non ce l’avevano proprio, in compenso sopra gli occhi la fronte sporgeva formando uno scalino su cui, avendola (ma non ce l’avevano), avrebbero potuto tenere in equilibrio una matita; avevano un naso più grande del nostro, gambe più tozze e forti; ma erano umani. Accendevano il fuoco, si coprivano con pelli, facevano la quotidiana fatica di procurarsi da mangiare. Erano gente spericolata: nei loro scheletri si sono trovate un sacco di fratture, e qualcuno, confrontando questi traumi con quelli di varie categorie moderne, ha scoperto che sono gli stessi dei professionisti del rodeo. C’è una spiegazione: privi di armi da lancio, i Neandertal cacciavano saltando letteralmente addosso ai vitelli, ai cervi, ai bufali: qualche volta andava bene, altre no. Ma alcune di queste fratture sono rimarginate: segno che, quando uno di loro si feriva, la comunità se ne prendeva cura e lo assisteva, nei casi più fortunati fino alla guarigione. I Neandertal erano i veri europei; noi africani siamo arrivati solo da poco, diciamo 40 mila anni fa.
Intorno a 40 mila anni fa gente come noi, col cranio, il naso e il mento come il nostro, e strumenti tecnologici e culturali molto avanzati (per esempio, la lancia; per esempio, l’uso di decorarsi il corpo con pigmenti e monili) si affaccia in Europa. Provengono dall’Africa, hanno attraversato il vicino Oriente. Come sia stato il loro incontro coi Neandertal possiamo solo immaginarlo; cosa esattamente sia successo dopo è difficile dire. Ma è andata come vanno queste cose: nel giro di poco più di 10 mila anni, dei Neandertal non è rimasta traccia (e così, in Asia, delle altre forme umane) e siamo rimasti soli: noi, gli africani.
Se in una stanza entrano in due e alla fine ne esce vivo uno solo, difficile non sospettare che il superstite abbia avuto qualche ruolo nella morte dell’altro. E così, per molto tempo, si è detto e scritto che i responsabili dell’estinzione dei Neandertal fossimo noi. Si discuteva sulle modalità, questo sì: li abbiamo ammazzati uno per uno, li abbiamo infettati, gli abbiamo semplicemente tolto tutta la roba da mangiare? Episodi di violenza ce ne saranno stati, basta pensare a come i colonizzatori europei dell’Ottocento trattavano le popolazioni indigene dei posti dove stabilivano le loro colonie. Ma sterminare uno per uno tutti i membri di una popolazione è molto impegnativo (quanti saranno stati i Neandertal? Nessuno lo sa, ma stiamo parlando almeno di decine di migliaia di persone). E poi, un cranio rotto è un cranio rotto, e, se apparteneva a un Neandertal, non si può capire se chi gliel’ha rotto fosse uno come lui o uno come noi (anche se, mescolando i metodi investigativi dell’antropologia con quelli della polizia scientifica, Christoph Zollikofer e Marcia Ponce de Leòn sono riusciti a ricostruire un assassinio che, essendo avvenuto in Francia 35 mila anni fa, può avere un solo colpevole, un Neandertal). In ogni caso, non c’è bisogno di pensare a un uso sistematico, massiccio della violenza. I Neandertal avevano un cervello grande, come il nostro e a volte di più, ma strutturato diversamente; la regione frontale, così importante nei processi razionali, era meno sviluppata. Si può pensare (anche se nessuno sarà mai in grado di dimostrarlo) che fossero persone più impulsive, magari più sensibili, di noi. Magari si sono spaventati al nostro arrivo, si sono spinti in regioni sempre più inospitali mentre noi invadevamo i loro territori di caccia, e alla fine non ce l’hanno fatta più. Oppure può essere successo quello che è successo con la colonizzazione europea delle Americhe, quando i batteri a cui gli europei erano resistenti e gli americani di allora no hanno dato una buona mano alle armi degli europei per sterminare le popolazioni indigene. In tutti i casi, la colpa sembrava nostra.
Oggi c’è qualche motivo in più per pensare che forse non siamo stati noi. Da qualche anno si può studiare il DNA di persone scomparse anche da millenni: per esempio, i Neandertal. Ci sono parecchie difficoltà, tanto è vero che conosciamo il DNA, e in realtà solo piccoli frammenti di DNA, di una quindicina di Neandertal in tutto. Poca roba, ma molto meglio di niente. Perché poi, a chi ci sa leggere dentro, e per fortuna queste capacità le abbiamo, quel DNA può raccontare molte storie. Ad aprile, un gruppo internazionale di ricercatori ha pubblicato uno studio appunto di tutti i Neandertal finora analizzati a livello di DNA. Senza entrare nei dettagli tecnici, sembra proprio di poter dire che la popolazione neandertaliana era già in profonda crisi prima dell’arrivo delle avanguardie della migrazione africana a cui noi europei dobbiamo la nostra attuale collocazione. Fate conto di dover capire, guardando la gente che scende da un autobus, se l’autobus proviene da una grande città o da un piccolo paese. Se ogni persona ha un aspetto, una faccia diversi, probabilmente l’autobus viene da una città; se tutti o quasi hanno gli stessi occhi o lo stesso naso, facile che vengano da un paese in cui un po’ tutti sono imparentati fra loro. Così, piccole tracce nel DNA indicano con chiarezza che i Neandertal stavano diventando sempre meno. Sul perché ci si interroga; ma se fosse vero (per esserne sicuri ci vorranno altri studi) allora potremmo sentirci un po’ (solo un po’) sollevati: abbiamo fatto tante porcherie e tante continuiamo a farne, ma i Neandertal no, avevano già i loro guai prima di incontrarci; noi abbiamo occupato il loro continente e certo la cosa non avrà fatto loro piacere, ma per loro la fine era già cominciata. Non è stata solo colpa nostra se se ne sono andati, se nei territori dove un tempo davano la caccia al cervo oggi vaga un’umanità snella, dalla fronte liscia e verticale, diversa da loro ma perplessa quanto loro, come loro incapace di rendersi pienamente conto delle trasformazioni che l’investono e rischiano di travolgerla.

NOTA
L’articolo in cui forse (forse) ci si scagiona dall’accusa di aver sterminato i nostri cugini Neandertal  è firmato da Love Dalén e altri, si chiama “Partial genetic turnover in Neandertals: continuity in the east and population replacement in the west” ed è uscito al sito web di Molecular Biology and Evolution nell’aprile 2012. Per chi volesse saperne di più suggerisco il bel catalogo della mostra La scimmia nuda, a cura di Claudia Lauro, Giuseppe Muscio e Paola Visentini, edito nel 2007 dal Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento.  Se no ci sono parecchi libri, come A cena dai Neanderthal. Il ruolo del cibo nell'evoluzione umana di Juan Arsuaga (Mondadori 2004), o il mio Europei senza se e senza ma. Storie di neandertaliani e di immigrati (Bompiani 2008). E poi, naturalmente, c’è la sensazionale intervista impossibile di Italo Calvino all’uomo di Neandertal (la si trova qui:  http://vimeo.com/37823737). Lo studio dell’assassinio neandertaliano è in Zollikofer C.P.E., Ponce de Leòn M., Vandermeersch B. e Lévêque F. (2002), “Evidence for interpersonal violence in the St. Césaire Neanderthal”, Proceedings of the National Academy of Sciences USA 99:6444-6448.

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