[A] Dall'Agorà di ClubDante

William Ospina
Colombia

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L'ultimo racconto di Bradbury


13/06/2012

In lontananza passavano auto e tram. Nel tramonto un cartellone luminoso offriva viaggi di aziende private per i pianeti vicini. Un circo con delle bandiere aveva sistemato tendone e riflettori accanto ai ponti della circonvallazione di Jackson Avenue, di lato al parco dei divertimenti. L'uomo, nel soggiorno, si sentiva tranquillo, di fronte alla finestra, a osservare il traffico dei viali di Los Angeles, quando la Morte bussò alla porta. Si alzò per aprire.
«Il signor Ray Bradbury?».
«Sono io», rispose.
La morte indossava un abito scuro, una cravatta a righe, e aveva un ciuffo pitturato di verde per sembrare giovane. Però il suo volto, piuttosto che vecchio, era antichissimo. Un volto da mummia egizia, da strega shakesperiana, con labbra scure, rugose.
«Vengo per la sua vita», disse.
«Veramente me ne resta solo una goccia», rispose Bradbury.
«Mi dispiace», disse la morte, «mi hanno incaricato di spogliarla della sua vita intera, perciò mi dica dove la tiene».
«Temo di averla spesa scrivendo storie», le spiegò Bradbruy con un sorriso cortese.
«Allora mi dica dove sono, perché è mio dovere prendere la sua vita – tutta – e consegnarla ai miei superiori, minuto per minuto.»
«Mi piacerebbe aiutarla», disse Bradbury. «Però dovrà andarsene in giro per il mondo per prendere quei libri, che adesso si trovano in milioni di case, in molti paesi e lingue. Non sarà un compito facile. E anche se riuscisse a farcela - come i pompieri in una delle mie storie - e costruisse una torre o un'immensa piramide con quelle babeliche edizioni, e poi la consegnasse a chi la manda, non avrebbe ancora portato a termine il suo lavoro.»
«Perché?»,  chiese la Morte, impaziente.
«Le conviene entrare, converseremo amichevolmente in soggiorno. Posso offrirle un tè di loto, credo che le piacerebbe.»
«Sì, grazie», sussurrò la Morte con una certa esitazione. «Solo che non posso trattenermi, devo fare il mio lavoro in fretta. C'è molta gente al mondo e lei capirà che, così come i reparti di maternità non smettono di accogliere chi arriva, anche noi ogni giorno dobbiamo sospendere altra gente.»
«Capisco perfettamente», esclamò Bradbury, «e mi creda, non la invidio. Dev’essere un lavoro difficile convincere la gente ad accettare il colpo della sua falce. Però deve capire che non è il mio caso. Non ho alcun interesse nel complicarle il lavoro, né a adoperarmi in astuzie per far sì che lei ritardi il colpo. L'unica cosa che sto facendo è spiegarle che, se vuole la mia vita intera, e non l'ultima porzione che mi rimane, dovrà andare a cercarla lì dove l'ho lasciata.»
La morte accettò di entrare e ricevette con mani grigie il tè che il vigoroso anziano le offriva.
«Dopo aver raccolto tutti i libri, e anche le numerose edizioni dei miei romanzi e racconti che si trovano su Internet, dovrà andarsene in giro per il mondo a cancellare le mie storie che la gente conserva nella sua memoria.»
«Ma... questo ormai non lo fa più nessuno», protestò la Morte.
« È vero, però vada a farsi un giro e vedrà che ci sono molti giovani che ricordano la storia del ragazzo che prese parte a una ressa all'uscita da un museo, dove stavano strappando un quadro, e tornando a casa scoprì di avere in mano un frammento della tela con il sorriso della Gioconda. E ne troverà un altro che racconta la storia di un marziano in cui tutti vedono la persona che amano, di modo che litigano fino alla morte per quell’essere amato. E la storia di un bambino che aveva il terrore degli scheletri e un giorno capì che aveva uno scheletro dentro il proprio corpo.»
«Questa mi piace», disse la Morte, «ma non ho intenzione di leggerla. Significherebbe tradire il mio lavoro.»
«E poi vedrà che altri ricordano la storia di alcuni viaggiatori medievali che sentono l'arrivo di un dragone, lo affrontano e all'ultimo istante vengono distrutti da una cosa che non posso menzionarle, altrimenti le rovinerei il finale. Però forse la cosa che le costerà più lavoro portare via è la storia di un un impiegato amante della pittura che, andando in una spiaggia francese, si ritrova con un anziano che fa disegni nella sabbia.»
«Non è che sta cercando di prendere tempo?», disse la Morte diffidente.
«Niente di più lontano dalle mie intenzioni», rispose Bradbury. «Al contrario, ho passato la vita a cercare di perderlo, e adesso sono ansioso di sapere quali nuove sorprese mi attendono. Però le giuro che nessuno dimentica una storia che si chiama L'abisso di Chicago, in cui è proibito ricordare il passato e c'è un bambino che va sempre a cercare un anziano in un parco, per sentirgli raccontare com'era il mondo prima della catastrofe.»
«Capisco quello che vuole dirmi. Non potrò recuperare, per chi mi manda, la vita che le hanno dato, perché lei l'ha trasformata in storie che adesso vanno di bocca in bocca, di memoria in memoria. Non è più possibile strappargliela via, e non si può neanche cancellare.»
«Temo di sì, a meno che non cancellino l'intera umanità. Fin da piccolo ho sentito che questa era l'unica forma di immortalità a cui potevamo aspirare: trasformare la nostra vita in cose o in storie che fossero difficili o impossibili da cancellare da questo mondo.»
«In questo caso, mi toccherà perlomeno portarmi via l'ultima goccia di vita che mi ha detto di conservare».
«Mi dispiace», disse Bradbury, «l'ho consumata raccontandole il mio ultimo racconto.»
Lo disse sorridendo, e la Morte scomparve.


Da www.elespectador.com

 

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