[A] Dall'Agorà di ClubDante

Oliverio Coelho
Argentina

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Una paura ancestrale


10/06/2012

In Argentina esiste un panico ancestrale per la svalutazione della moneta. Un panico il cui antidoto quotidiano è la dipendenza dal dollaro. Di fronte a una misura recente del Governo che tende a “pesificare” l'economia e limitare l'acquisto di valuta straniera, la reazione del cittadino comune è il sospetto, il sovradimensionamento: il governo è rimasto senza dollari, non ci sono più riserve, va tutto a rotoli, ecc. A nessuno viene in mente che può essere un'ottima misura per proteggere l'economia sul lungo periodo e sospendere questo sport nazionale che è la corrida del cambio?
Da qualche mese, le restrizioni all'acquisto di dollari sono sempre maggiori, e la popolazione deve convivere con l'astinenza. Ieri un gruppo di astinenti ha manifestato verso plaza de Mayo con le sue cacerolas. Tutti, davanti alle telecamere, dichiaravano leso il loro diritto ad acquistare dollari. Reclamavano inoltre giustizia e si presentavano come i nemici della corruzione. Erano tutte rivendicazioni personali, ma non c'era né una proposta politica né una linea di pensiero comune sul futuro del paese.
Credo che siano le stesse persone che negli anni '90 si sono tappate gli occhi di fronte al governo più corrotto della storia argentina, pur di vivere nell'illusione della parità: 1 peso, 1 dollaro. Una richiesta quando è classista e non rappresenta la maggioranza della popolazione è condannata, con il passare dei giorni, a liquefarsi nella sua smemoratezza. Questa tipologia di mobilitazione è così apocalittica che se la prossima settimana si liberalizzasse la vendita di dollari, i cinquemila caceroleros, manifestanti nella plaza de Mayo, rimarrebbero davanti alla tv.
Il problema è che il dollaro è per l'argentino come l'eroina per l'eroinomane: è incontrollabile, per ogni piccolo peso risparmiato tutti vogliono un'altra dose. È la moneta nella quale viene tradotto qualsiasi calcolo e previsione. Una famiglia tipo risparmia in dollari, e in dollari pensa l'agrario che vende la sua raccolto di soia. Dollari sono anche quelli accantonati dal giovane che vuole comprarsi la sua prima casa, perché è un'abitudine culturale endemica, un lascito delle crisi successive: le proprietà si vendono in dollari.
Motivo per cui l'unico modo per “dedollarizzare” un'economia viziata per decenni dalla doppia valuta è sottomettere l'acquisizione a un regime legale: sottomettere diritto e quantità di acquisto alla dichiarazione dei redditi. Naturalmente coloro che evadono – in Argentina l'evasione fiscale dà tanta dipendenza quanto il dollaro – perderanno una parte del loro diritto, come succederebbe in un qualsiasi altro paese, e pagherebbero quel bene desiderato al prezzo del mercato nero. La popolazione all'epoca si trovò di fronte al dilemma: comprare dollari al prezzo ufficiale, rinunciando a evadere, o viceversa. Qualcosa che sembrava parte di un ordine naturale, si è immediatamente trasformato in qualcosa di eccezionale. Il dollaro non può essere un oggetto dei desideri così reale e così pericoloso. Bisogna farlo ritornare contingente all'economia. Può dissanguare un'economia dalla quale tutti, alla fin fine, dipendiamo.

 

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