[A] Dall'Agorà di ClubDante

Paolo Vachino
Italia

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Un acronimo per Stefano


09/05/2012

S

Scrittore. Di quelli di razza. Che scriveva per urgenza e non per prurigini narcisistiche. Che raccontava storie confrontandosi sempre con la Storia scritta dai potenti, per amore di dialogo e di resistenza ai soprusi e alle omissioni. Scrittore coltissimo che amava esprimersi con il linguaggio del quotidiano, per essere compreso anche dal suo barbiere. È stata la sua coscienza il suo stile. Scrittore di storie vissute da uomini che credono - ma soprattutto lottano - per vedere affermati i propri ideali. Credeva nella purezza della politica, sporcata solo dalle impurità dei politici.   

T

Trotskista. È stato un militante fino alla fine. Dalla parte dei perdenti, forse. Delle minoranze logore. Invincibile nella sua onestà intellettuale di uomo.

E

Esempio. Per tutti quelli che lo hanno conosciuto lo è stato. Nel suo rigore a stimolare l’impegno di tutti nella stessa misura. Responsabilizzare una partecipazione condivisa di progetti culturali, di cui era promotore inesauribile e inossidabile.

F

Futuro. Bastava sedersi vicino a lui e ascoltarlo parlare. Il suo vissuto era totalmente al servizio del futuro. Si sentiva responsabile di lasciare in eredità un mondo migliore di quello che lui aveva ricevuto in sorte. Questo vero e proprio inebriamento di futuro è stata la sua migliore medicina, per affrontare la malattia che lo aveva preso d’assalto. Ma lui ha continuato imperterrito a dare il suo assalto ai cieli, curandosi incurantemente del moltiplicarsi delle sue metastasi. Il futuro è stato il nord della sua bussola emotiva e culturale.

A

Antifascista. Sempre e prima di tutto schierato dalla stessa parte. Partigiano del popolo, che strigliava nelle sue invettive, ma per un residuo infinito di speranza verso una salvezza tutta terrena, con il raggiungimento di una cultura di massa che non vuol dire popolare, ma speciale proprio perché raggiungibile – in attesa di essere effettivamente raggiunta – da tutti.

N

Noi. È stato senza dubbio il suo pronome preferito. Negli anni ribelli della lotta rivoluzionaria e delle comuni. Negli anni degli schieramenti definitivi ed estremi come in questi ultimi delle transumanze ideologiche, di cui lui non è stato affatto vittima. Il noi per Stefano non è era la prima persona plurale, ma l’ultima persona singolare, l’ultimo essere umano a cui lui non rinunciava di dare attenzione nella sua vita politica, e soprattutto in quella di scrittore.

O

Operaio. Per il suo approccio umile ed energico nell’affrontare la vita e le questioni culturali. Si metteva al servizio degli altri. Serviva, come tutti gli indispensabili, che dispensano a prescindere da quello che ricevono.

T

Tessitore di cultura. Era un sarto delle relazioni. Sapeva cucire e mettere insieme qualsiasi tipo di stoffa umana. Il suo segreto era di non credere nelle fodere interne. Tutta la stoffa andava usata. Senza scarti.

A

Appassionato. È stata la passione il combustibile della sua esistenza. Non si è mai lasciato spodestare da questo stato di grazia del suo animo.

S

Sopportatore. Stava sotto al peso con la forza di Atlante. Anzi, a Stefano non hanno mai ceduto le gambe. Aveva l’indomitezza degli ostinati. Il coraggio di portarlo da solo il peso, senza mai invocare compassione. Solo comprensione. La dignità del condannato.

S

Stefano. Fino all’ultimo giorno è stato per tutti sempre e solo Stefano. Un uomo.

I

Intellettuale. Nel senso profondo del termine. Sapeva entrare nelle cose, nei problemi come nella bellezza, per scegliere cosa dire. Cosa raccontare fino in fondo. Non parlava mai di ciò che non aveva prima conosciuto attraverso la sua esperienza. Non ha mai saputo trattenersi dal dire.

N

Nutrimento. La sua scrittura e le sue riflessioni sono state nutrimento per gli amici e i suoi tanti lettori. Era parsimonioso nelle parole. Le lasciava accadere al momento della loro maturazione. Dando il tempo a noi di nutrirci della sua essenza.

A

Ascoltatore. Porgeva l’orecchio come la mano il mendicante. In attesa di ricevere dall’altro il dono di una parola che tornava a casa, in quella fabbrica di idee e della fantasia che è stato il laborioso cantiere della sua mente brillante.

R

Rivoluzionario. Fino all’ultimo. Anche contro la malattia, contro la quale ha posto in essere un vero e proprio sessantotto della speranza e del futuro. Rivoluzionario per le sue idee politiche e culturali, applicate con rigore anche al male più subdolo e feroce, che consuma dall’interno a fuoco lento. Da veterano delle utopie ha saputo coinvolgere fino alla fine le amicizie, credendo che anche la battaglia contro una metastasi andasse affrontata come uno scontro di piazza. Più rivoluzionario di così si muore. E purtroppo così muore il più grande rivoluzionario che io abbia avuto la fortuna di conoscere di persona.

I

Italiano. Cittadino fino alla fine convinto che l’Italia sarebbe risorta sulle ceneri sparse in questi ultimi decenni di rivoluzioni mancate e di colpi di stato riusciti. Italiano come la sua lingua romanza, amata e onorata con le sue straordinarie pagine di vita trasformata in parole – come pane per tutti.

 

Hasta Siempre

Stefano

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