[A] Dall'Agorà di ClubDante

Mauricio Electorat
Chile

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A Babilonia


04/06/2012

Ci sono cose che il mese te lo rattristano. Per esempio, benché non si arrivi alla drammaticità del celebre verso di Vallejo («ci sono dei colpi nella vita/così forti/non so...»), venire a conoscenza una domenica mattina della morte di Antonio Tabucchi è stata una triste maniera per accostarsi al mese di aprile. Non mi si potrà dire il contrario (a meno che Tabucchi non avesse avuto nient'altro che detrattori, gente senz'anima che potrebbe rallegrarsi della sua morte, una cosa che però non credo minimamente possibile. Se però fosse stato così, questo Tabucchi sarebbe più che altro un personaggio di Buñuel, il quale era convinto che la posizione di un uomo si misurasse in funzione dell'importanza dei suoi nemici. Però Tabucchi, più che di Buñuel, aveva qualcosa di Pessoa, era come lui: un perplesso e malinconico poeta dei porti dell'Europa del Sud). Insomma, dico tutto ciò perché la morte di Tabucchi mi fa pensare che alcuni scrittori non dovrebbero morire, non così presto, perlomeno. Ci sono degli scrittori ai quali la nostra prodigiosa società ipertecnologica dovrebbe riservare banche con organi di ricambio: fegati, polmoni, cervello, cuore, in modo tale da poterci accompagnare qualche annetto in più (se lo desiderassero, ovvio). Immaginatevi se avessimo potuto concedere a Cervantes venti anni in più, salvare Garcilaso de la Vega da quella pietrata che lo uccise mentre scalava una torre nemica a Frejus, guarire Balzac dalla cancrena e Stendhal dall'attacco apoplettico che lo stese nel boulevard des Italiens (non poteva morire in un'altra via, ovvio).
È che quando muore un grande scrittore uno si sente più solo. Ancor di più rispetto a ciò che alcuni chiamano “iperrealtà”. Ovvero, alla civiltà della simultaneità e della leggerezza, al denaro che invade e svuota ogni cosa, alla banalizzazione della politica e dell'arte, alla “spettacolarizzazione” di tutte quelle dimensioni umane che una volta davano “senso” alla vita. Anche se uno non fosse d'accordo con quel o quei “sensi” – Dio, Marx, il Partito o “i partiti”, la famiglia, il valore dell'arte e le idee – era una matrice culturale che oggigiorno tende ad andare in mille pezzi: ci sono frammenti di ogni cosa in ogni dove, e in particolare sugli schermi, senza di cui il nostro mondo non sarebbe più Mondo: reti sociali, internet, sms, balbettii, mezze sillabe... Però capitano delle cose strane in questo mondo ipermoderno. Per esempio, leggo su un blog spagnolo una notizia inquietante: una rete di “escort girl” di Madrid si starebbe rifiutando di prestare i suoi servizi ai banchieri, in segno di protesta contro la loro condotta nella crisi economica che scuote la Spagna. Il curioso “sciopero” di queste meretrici di lusso sarebbe capeggiato da una certa Lucia. Stanca di ascoltare le “prodezze” finanziarie di uno dei suoi clienti (le raccontava che si arricchiva chiedendo prestiti milionari alla Banca Centrale Europea con l'1% di interesse, per poi investirli in debito pubblico e derivati con ritorni tra il 6 e il 7 percento, intascandosi la differenza e guadagnando milioni di euro), gli ha detto che non l'avrebbe più “servito” finché non avesse adempiuto davvero al ruolo sociale che deve svolgere un banchiere in un paese devastato dalla crisi. Il tale è tornato qualche giorno dopo, disposto a dimostrare che aveva concesso un credito a un piccolo imprenditore per comprare uno di quei furgoncini per fare le consegne. Però l'esempio di Lucia, a quanto pare, ha preso piede e molte delle sue colleghe hanno finito per negare i loro servizi a questi banchieri che si intascano delle fortune con un paio di “clic”, mentre, fuori, il mondo sta crollando. Se tutto ciò fosse vero, ci ritroveremmo dinanzi a un eloquente esempio della nostra crisi di civiltà: in un mondo in cui il corpo non è che un'altra merce e il denaro, come diceva Lacan, è il significante che annulla tutti gli altri significanti, la combinazione di sesso, denaro e potere costituisce uno dei veri motori di cambiamento. E se la nostra salvezza, più che da politici, filosofi o economisti, dipende dalle prostituite, non è che continuiamo a essere a Babilonia? E in un mondo così, cosa tocca fare allo scrittore? Qual è lo statuto della parola e della poesia? Penso a Tabucchi, al suo amore per gli esseri marginali e strani, e penso che Lucia potrebbe essere uno dei suoi personaggi.

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