[A] Dall'Agorà di ClubDante

Andrea Kerbaker
Italia

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La cultura gratuita


01/06/2012

Dal 19 giugno a fine agosto, a Milano tutti i musei civici avranno l'ingresso gratuito. L'annuncio è arrivato lunedì da parte dell'assessore alla Cultura Stefano Boeri, con la benedizione del ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi.
L'iniziativa si giustifica con la maggiore richiesta di cultura da parte della cittadinanza in generale, alla quale - in tempi come questi, dove anche i pochi euro per l'ingresso a un museo possono essere di peso - si cerca di venire incontro. Ben venga quindi per il breve periodo estivo; tuttavia, prima di farne una regola generale, pare opportuna qualche riflessione aggiuntiva.
C'è un primo aspetto, assai concreto. A testimonianza della bontà del nuovo orientamento, in questi giorni è stato molto citata la mostra del Bramantino in corso al Castello Sforzesco, organizzata interamente dal Comune e completamente gratuita, con buona affluenza di pubblico. Questo risultato è stato ottenuto anche perché si è chiesto ai collaboratori esterni alla macchina comunale - curatori, allestitori, grafici, eccetera - di lavorare altrettanto gratuitamente, dando prova di senso civico. Tutti, titolari di studi privati in genere di piccole dimensioni, hanno risposto con encomiabile entusiasmo. Ma, se questa divenisse la regola, tutti loro si troverebbero in grande difficoltà al momento di prendere con sé giovani collaboratori: se la committenza pubblica smette di pagare, appare ben difficile poter far fronte ai costi delle assunzioni, o anche soltanto degli stage. Ecco quindi che la buona azione nei confronti della città esangue rischia di ritorcersi contro i giovani, proprio in un momento in cui quelli di loro che hanno studiato nei numerosi corsi sulla tutela dei beni culturali hanno particolare difficoltà a trovare impiego.
È stato anche sottolineato che i costi delle varie iniziative gratuite sono coperti dagli sponsor; nel caso dell'apertura dei musei civici si tratta dell'Eni, che su Milano fa davvero molto. Anche qui c'è però un rovescio della medaglia: come ben sa chi ha dimestichezza con il mondo delle aziende, gli sponsor hanno un budget annuale immodificabile: se sostengono un'iniziativa, automaticamente dicono di no ad altre. Quindi, se il conto della singola mostra è salvo, quello più ampio della cultura piangerà su altri fronti.
Infine una considerazione più generale. Ogni cosa ha un valore percepito. Può essere un aspetto che non piace, ma è la regola sempiterna che muove tutti noi, e ha crescente importanza nel mondo contemporaneo, anche nel caso dell'arte. Nella mente di ciascuno di noi esistono veri e propri listini prezzi, in base ai quali creiamo le nostre graduatorie dei valori. Per i meno provveduti, azzerare il costo dei musei può semplicemente voler dire che la cultura è gratis in quanto superflua, e quindi priva di valore. A molti sembrerà un discorso un po' cervellotico, ma purtroppo, in tempi di omologazione all'ignoranza televisiva, non è affatto peregrino.
Per tutti questi motivi, sembra raccomandabile di lasciare la cultura gratuita soltanto per periodi brevi, con funzioni di lancio e incuriosimento del pubblico, per poi riportare tutto al giusto prezzo, magari utilizzando i ricavi dei biglietti per incrementare sconti e agevolazioni per i giovani e le fasce meno protette.


http://www.corriere.it/cultura/12_maggio_31/kerbaker-cultura-gratuita_cdc5c95a-ab0a-11e1-8196-b3ccb09a7f99.shtml


 

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