[A] Dall'Agorà di ClubDante

Alberto Manguel
Argentina

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Dodici scrittori contro Putin


01/06/2012

«Dove sono gli scrittori?», chiedeva un’amica che era andata a sostenere gli Indignados alla Puerta del Sol a Madrid. Dovevano senza alcun dubbio essercene, perché il movimento merita (e richiede) sicuramente un appoggio intellettuale e artistico, e sono molti gli scrittori che hanno fatto dichiarazioni in suo favore, ma la mia amica non li ha visti. Gli inglesi hanno un detto sul sistema giudiziario: «La giustizia non deve solo farsi; si deve vedere che si sta facendo». Lo stesso vale per determinate azioni intellettuali. A volte non bastano il ragionamento giusto, la lettera di protesta, il romanzo di denuncia, la poesia furente. A volte c’è bisogno che l’azione sia vista, che il verbo si faccia carne
Forse è questo uno dei più grandi valori della comunicazione elettronica: testimoniare queste azioni di protesta, e renderle visibili. Così, grazie ai gadget elettronici, qualche settimana fa il mondo ha potuto vedere un gruppo di scrittori russi scendere nelle strade di Mosca, non a inalberare slogan, non a lanciare ingiurie, ma semplicemente a manifestare, a mettere la propria faccia contro gli atti di barbarie del governo di Putin. Camminando lentamente, accompagnati da circa diecimila lettori,  una dozzina di noti scrittori ha percorso il breve tratto che separa le statue di Aleksandr Puškin e di Aleksandr Griboyedov nel centro di Mosca. La scelta del percorso non è stata innocente: i due Alessandri erano stati amici, ed entrambi si erano opposti agli abusi delle autorità.
Dodici scrittori, diecimila lettori, 17 milioni di moscoviti: la progressione è geometrica. Qualcosa significa questo gesto, al di là delle dichiarazioni politiche, al di là del simbolo letterario. Già Orazio, nel primo secolo, aveva finto di provare compassione per i ricchi e i potenti che giacciono dimenticati «perché non hanno avuto poeti» che scrivessero i loro epitaffi. La gloria dei cesari dipende da parole letterarie; anche il ricordo delle loro infamie: è attraverso Svetonio che giudichiamo Nerone e Caligola. Ma non solo le parole, bensì anche gli atti dei poeti, servono a questo scopo. Alejandra Pizarnik scrisse in uno dei suoi libri: «La ribellione consiste nel guardare una rosa fino a polverizzarsi gli occhi».
La marcia dei dodici scrittori e del loro seguito di lettori ha uno sguardo lungo, qualcosa del gesto discretamente epico. A me, ha fornito un esempio di dignità letteraria e una lezione di intelligenza civica.

 

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