[A] Dall'Agorà di ClubDante

Luis Sepúlveda
Chile

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Quante ore ha un giorno?


02/06/2012

Si suppone che i giorni dovrebbero differenziare cronologicamente gli avvenimenti sociali che ci emozionano e ci toccano, ma il supporlo non vuol dire asseverarlo, darlo per scontato, perché nel caso dell’economia un giorno è un riferimento vago, privo di ordine, e può essere inserito nel passato, nel presente o nel futuro senza che ciò che è accaduto in quel tempo cambi o modifichi ciò che ci emoziona o ci tocca.
Oggi, primo giugno, giorno in cui scrivo, veniamo a sapere che Bankia, un istituto bancario spagnolo creato dalla fusione di varie Casse di risparmio, ha un buco più grande di quello indicato ieri, che era di 24 miliardi di euro, persi, nella maggior parte dei casi, nel limbo delle speculazioni, del denaro facile, del denaro immorale e illegale. E i responsabili di farlo fruttare ci hanno invece fatto bisboccia in quei freddi casinò chiamati “Mercati”.
Dico che si tratta di denaro facile perché ai “Mercati” non è mai importata l’origine dei soldi che, nel caso delle Casse di risparmio spagnole, provenivano dalle esigue economie dei lavoratori, o dai fondi pensione degli illusi che avevano affidato alle loro Casse la possibilità di una vecchiaia tranquilla, di una pensione adeguata alle necessità degli ultimi anni. È denaro immorale, perché i dirigenti delle Casse di risparmio se ne sono strafregati dell’innocenza dei lavoratori e degli anziani che gli avevano affidato i loro risparmi senza pretendere altro che la sicurezza di poterne disporre quando ne avessero avuto bisogno. Ed è denaro illegale perché è stato rubato attraverso ingannevoli offerte di alti interessi, di sicurezze inesistenti, di trappole scritte a caratteri minuscoli, nascostissime nelle pieghe dei documenti che migliaia di incauti hanno firmato senza leggere.
L’unica cosa che finora sappiamo è che, mentre Roma non premiava i traditori, i Mercati invece ricompensano generosamente quelli che portano il denaro, pubblico o privato, verso le sue fauci insaziabili. Nessun dirigente o consulente delle Casse di risparmio ha lasciato l’incarico senza attribuirsi un sostanzioso indennizzo, direttamente proporzionale alla quantità di denaro rubata agli ingenui che avevano creduto in loro. Indennizzi e pensioni milionarie per centinaia di miserabili ladri, protetti, questo sì, dai discorsi dei neoliberali di ogni risma, che hanno fatto dei “mercati” una superpotenza invisibile, al riparo da ogni controllo da parte dello Stato.
E per coprirsi le spalle quando la crisi generata dalla stessa voracità dei mercati ha reso visibile la quasi bancarotta delle Casse di risparmio, è stata creata Bankia, una banca nat uralmente privata, il cui compito doveva essere, oltre a distribuire stipendi milionari ai suoi dirigenti, quello di recuperare tutto il denaro perduto in speculazioni che né ieri, né oggi, né domani, hanno voluto o vorranno spiegare.
Il primo presidente di Bankia, Rodrigo Rato, aveva fissato il buco in 10 miliardi di euro, una bagatella da ripianare con soldi dell’erario pubblico, proprio quando il governo più retrogrado della storia della democrazia spagnola iniziava a smantellare il Welfare State attraverso un piano di “austerità” consistente nel ridurre i salari, facilitare i licenziamenti e criminalizzare le proteste. Rodrigo Rato, un tipo che ha disertato dal Fondo monetario internazionale quando la peggiore crisi del sistema finanziario internazionale era già un fatto quasi abbagliante, ha rinunciato al suo incarico in Bankia, non senza prima essersi autodotato di una buonuscita milionaria, lasciando al suo successore la missione di determinare la reale entità del buco, per fare in modo che, conosciuta la vera natura del problema, il danno causato alle ex Casse di risparmio dalla crisi del sistema finanziario obbligasse lo Stato a nazionalizzare Bankia; così, il problema di una banca privata sarebbe diventato un problema di tutti i cittadini e la crisi del sistema finanziario sarebbe stata percepita come crisi del sistema democratico.
Oggi sappiamo che, in quanto cittadini difensori dell’unica istituzione che dovrebbe difenderci e rappresentarci – lo Stato – dobbiamo consegnare 24 miliardi di euro a una banca statale che ci offre, come unica garanzia, la sua ri-privatizzazione quando i conti saranno in ordine.
Non so più quante ore abbia un giorno, ma so che la ghigliottina è lo strumento migliore per dare logica e senso al tempo.

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