[A] Dall'Agorà di ClubDante

Iván Thays
Peru

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Una mappa frammentata

La letteratura peruviana oggi


31/05/2012

Diversamente da quel che è accaduto in Colombia, dove l'influenza di Gabriel García Márquez ha penalizzato più di una generazione, la presenza di Mario Vargas Llosa – sia con la sua opera che con la sua carica mediatica – è stata piuttosto benefica per il Perù. Vargas Llosa non marca il tuo stile, non ti obbliga a scrivere come lui, non ti impone una forma di pensare. È piuttosto una compagnia letteraria che ti permette di formarti la tua propria voce. Per questo la letteratura peruviana ha potuto vivere lontano da modelli. Perfino gli autori che hanno raggiunto il prestigio internazionale negli anni in cui il dominio di Vargas Llosa era assoluto,  l'hanno fatto nel loro segno: Alfredo Bryce Echenique e Julio Ramón Ribeyro.
A parte questi nomi, cosa è successo nella letteratura peruviana negli ultimi decenni?
Negli anni Settanta è apparso un gruppo intorno alla rivista “Narración”, che annoverava tra i nomi di spicco  Miguel Gutiérrez, Oswaldo Reynoso e Luis Fernando Vidal. Era un gruppo di ideologia maoista che pretendeva caratterizzare le opere letterarie con rigidi modelli ideologici. Addirittura nel primo numero della rivista fu pubblicata la tesi sull'Arte di Mao. La rivista non sopravvisse a lungo. Gli autori, all'epoca, non riuscirono a dar forma nelle loro opere a quanto proponevano dalle pagine della rivista. Reynoso ha scritto il suo libro migliore - Los Inocentes - negli anni Sessanta, prima di far parte del gruppo Narración. E Miguel Gutiérrez dovrà attendere il 1992 per pubblicare un libro che lo consacrerà come un importante autore della sua generazione: La violencia del tiempo, un romanzo ambizioso, in tre tomi, nel quale provava a spiegare l'origine della violenza strutturale che flagella il paese mediante la storia di un indigente, di uno studente proveniente da una stirpe marcia, di briganti e delinquenti.
Negli anni '80, la letteratura ha smesso di credere nelle ideologie e l'idea generale, intorno alla quale si è articolata la maggior parte degli autori, era che si doveva raccontare una buona storia, anche se non aveva ulteriori risonanze o mancava di impegno politico. Alcuni autori di quegli anni, come Cronwell Jara, Siu Kam Wen, Oscar Colchado, hanno introdotto la marginalità sociale e i nuovi attori urbani nelle loro opere. Altri, come Fernando Ampuero, Alonso Cueto o  Guillermo Niño de Guzmán si sono orientati su libri di influenza statunitense, perfino minimalisti, con dialoghi e buone storie. Importanti opere di questo periodo sono Montacerdos di Cronwell Jara, Cordillera negra di Colchado, El tramo final di Siu Kam Wen, Caballos de medianoche di Niño de Guzmán, Las batallas del pasado e El tigre blanco di Alonso Cueto e Malos modales di Ampuero. Il Perù viveva nel pieno della  violenza politica, anche se il tema era toccato di sfuggita da alcuni autori come Luis Nieto Degregori (Harta cerveza y harta bala) e Fernando Ampuero, con i suoi racconti. In quegli anni, comparve un interessante taglio antropologico in alcuni autori, come Antonio Gálvez Ronceros (Monólogos de las tinieblas) e Gregorio Martínez (Canto de sirena).
Negli anni Novanta compaiono storie sull'infanzia andina, un ritorno all'utopia arcaica di José Maria Arguedas, per la penna di  due scrittori di alto livello, autori di una certa età che solo in questi ultimi anni hanno acquisito prestigio: Edgardo Rivera Martínez (País de Jauja) e Laura Riesco (El truco de los ojos).  Ha fatto, inoltre, la sua comparsa una generazione di scrittori che avevano poco a che vedere con la linea realista seguita dalla letteratura peruviana fin dai suoi inizi. Il più rappresentativo è Mario Bellatin, peruviano-messicano, che con i suoi primi romanzi – Efecto invernadero, Canon perpetuo o Salone di Bellezza – ha dimostrato che si poteva aprire un nuovo fronte, senza cadere necessariamente nella letteratura fantastica. Altri autori importanti di quegli anni sono stati Ricardo Sumalavia (Habitaciones),  Enrique Prochazka (Un único desierto) e Fernando Iwasaki, che vive in Spagna.
Nel 2000 si è poi verificato un boom della narrativa in Perù. Non soltanto gli autori della vecchia guardia hanno scritto le loro migliori opere, ma anche gli autori degli anni Novanta e quelli ancora più recenti. In quegli anni il tema della violenza politica ormai non era più evitato, ma, al contrario, trattato con molta intelligenza e con una eterogeneità formale e di genere, dimostrando come la letteratura peruviana avesse assimilato quegli anni e fosse pronta per raccontarli. Abbiamo i libri di autori del periodo precedente come L'ora azzurra di Alonso Cueto, Rosa Coltello di Oscar Colchado, Retablo di Julián Pérez. Ma appaiono anche romanzi di autori più giovani, come Abril Rojo (“I delitti della settimana santa”) di Santiago Roncagliolo, Radio Città Perduta di Daniel Alarcón, Ojos de pez abisal di Ulises Gutiérrez. Escono anche romanzi politici ambientati negli anni anteriori alla violenza politica, come quelli di Jorge Eduardo Benavides (El año que viví contigo). Tra gli autori più recenti, oltre ai già citati Roncagliolo e al peruviano-statunitense Daniel Alarcón (entrambi di notevole successo), vale la pena seguire Luis Castañeda (Casa de Islandia), Edwin Chávez (1922), Carlos Yushimito (Las islas), Susane Noltenius (Crisis respiratoria), Katya Adaui (Algo se nos ha escapado), Patricia Miró Quesada (Herencia de familia), Marco García Facón (París personal), Johann Page (Los puertos extremos) e Rossana Díaz (Los olvidados). In tutti loro, i mondi interiori, le crisi personali, la soggettività e il clima narrativo vanno oltre il semplice ritratto di un paese e sottolineano l'impegno di raccontare qualcosa al di là dei loro mondi privati e dei loro dolori.

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