[A] Dall'Agorà di ClubDante

Giuseppe Lupo
Italia

FacebookTwitterLinkedInMail-To

Scrivere per diventare adulti


24/05/2012

Con molta probabilità oggi il Capo dello Stato, mentre ricorderà la strage di Capaci, in cui perse la vita Giovanni Falcone, riceverà direttamente dalle mani degli studenti dell’Istituto Professionale di Brindisi un libro che contiene il ricordo di Melissa Bassi, la ragazza uccisa sabato mattina da una bomba preparata da mani finora ignote. La notizia mi commuove e spero commuova non solo me. Innanzitutto in questo gesto si nasconde una lezione. Gli studenti, infatti, hanno capito che c’è un solo modo per vincere la morte ed è quello di raccontare la vita, narrare ciò che ognuno di loro ha conosciuto di Melissa, mettere insieme le innumerevoli tessere di ciò che è stato il suo passaggio sulla terra (amicizie, rivalità, amori, infatuazioni, paure, gioie) e comporre un mosaico di parole, aneddoti, disegni, fotografie; un contenitore di sentimenti, il solo strumento che sia in grado di varcare la soglia del dolore, elaborare la morte di una loro coetanea e restituire, intatto, il senso di una gioventù offesa dentro l’anima, sporcata dalla violenza. Se si rivolgono al Presidente Napolitano è perché egli non ha solo il ruolo di garante (un compito che gli viene assegnato dalla natura istituzionale del suo incarico), ma è come una specie di nonno o di patriarca, il più anziano della comunità a cui ci si rivolge per ricevere risposte, pur sapendo che molto probabilmente non ce ne sono.

Di solito, quando si ha paura, si cerca qualcuno più grande d’età e si racconta ciò che è avvenuto. Nelle società di un tempo accadeva. Ora meno. Accantonato il modello delle famiglie patriarcali, sono venuti a mancare i padri. A chi devono rivolgersi questi ragazzi? In fondo, con il loro gesto sanciscono anche il bisogno di farsi ascoltare dagli adulti, chiedere a chi ha più anni di capire il disagio che non è (e non può solo essere) un problema di età, ma uno status di individui eternamente invitati a rimanere in una dimensione di limbo, sempre giovani, anche se mai compiuti, costretti a godere solo delle briciole di una civiltà che ha promesso benessere e ottimismo, ha dato l’illusione di aver sconfitto la povertà e invece ha poi svelato infinite debolezze.

Scrivere per ricordare, dunque, ma anche scrivere per cercare di stabilire un dialogo tra chi ha il tempo dietro le spalle e chi invece ce l’ha davanti agli occhi. Io non so se questo gesto servirà a far accettare che Melissa sia morta. Personalmente sono portato a pensare che non ci sia giustificazione, almeno nella sfera della vita civile, e perciò sia una vana illusione ciò che in poche ore dalla mattina di sabato gli studenti hanno realizzato. Però immagino come sia stato lento e memorabile il tempo che hanno trascorso insieme, con il rumore della bomba ancora nelle orecchie, seduti ai banchi di scuola, a scrivere di Melissa. Preferisco pensare al loro silenzio operoso, alle loro mani che frugavano dentro la memoria della loro piccola comunità, anziché scegliere la soluzione più comune e consueta: manifestare in pubblico il loro risentimento. A chi ha vissuto la stagione degli “anni di piombo”, in cui il sangue colava nelle strade e si protestava contro l’una o l’altra parte, non può sfuggire una differenza nel comportamento: mentre a quell’epoca si cercava la piazza per attuare l’etica del grido, ora invece, a parità di situazioni, si preferisce lavorare in silenzio. Che sia finalmente arrivato il momento in cui chi soffre è diventato adulto?

© Copyright ClubDante


 

Copyright 2012 by Empower Consulting Srl. Tutti i diritti sono riservati.
ClubDante S.r.l. è una società del Gruppo Empower Consulting S.r.l..
Tutti i servizi di comunicazione digitale del Portale sono forniti per mezzo della piattaforma Mail-Maker.