[A] Dall'Agorà di ClubDante

Fernando Iwasaki
Peru

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I media e un telegramma del 1934

La tigre di Thomas Mann


22/05/2012

Nel 1934 Thomas Mann e la moglie si imbarcarono su un transatlantico di lusso diretto a NewYork. Siccome il viaggio era universale, il fiammeggiante Premio Nobel decise di leggere un libro che fosse anch'esso universale e scelse il Don Chisciotte, nella traduzione tedesca di Ludwig Tieck, che possedeva in quattro piccoli tomi arancioni, sicuramente messi all'asta dai nazisti che poi saccheggiarono la sua casa di Zurigo. Mi preme sottolineare il perché Mann volle leggere Cervantes: «Lettura da viaggio, un concetto generico colmo di reminiscenze di inferiorità. È molto diffusa l'opinione secondo cui ciò che si legge nei viaggi dovrebbe essere quanto di più leggero e superficiale, stupidaggini per passare il tempo. Io non ho mai compreso tutto ciò. In effetti, a prescindere dal fatto che la cosiddetta lettura di intrattenimento è, senza dubbio, la più noiosa della terra, non mi entra in testa il perché, giusto in un'occasione così seriamente ludica come quella rappresentata da un viaggio, si dovrebbero abbandonare le proprie abitudini intellettuali e dedicarsi alle stupidaggini».
Lungo la traversata – il libro si intitola appunto Una traversata con Don Chisciotte (Editoriale SE, 1989) – Thomas Mann non solo annota le sue riflessioni sulla lettura, ma anche quelle sull'Europa, la musica, i paesaggi e le distrazioni a bordo, come i banchetti, i balli e i concerti. Così, nella nota del 26 maggio appuntò: «Il nostro giornale di bordo è piuttosto sempliciotto, bisogna riconoscerlo... Cosa abbiamo letto oggi? Nello zoo di una città dell'Occidente, una tigre, durante una malattia, ha ricevuto del whisky come medicina; l’inclinazione verso siffatta bevanda si è impadronita a tal punto dell’animale che, terminata la cura, la tigre non vuole rinunciarvi e chiede quotidianamente la sua razione... Certo che è una notizia piacevole. Non invano si è potuto contare sulla nostra comprensiva simpatia per la tigre alcolizzata. E, tuttavia, in tutto ciò non vi è una sorta di abuso? Un miracolo della tecnica, come lo è la radiotelegrafia, deve servire per trasmettere simili notizie per terra e per mare. Ah, l'umanità! Il suo progresso spirituale e morale non è andato di pari passo con quello tecnico, ed è rimasto molto indietro».
Se Thomas Mann si scandalizzava perché quel miracolo della tecnica che era il telegrafo veniva utilizzato per trasmettere notizie stupide come quelle della tigra ubriaca, cosa direbbe oggi di fronte alla nostra leggerezza dell'informazione, nonostante internet e i miracoli digitali contemporanei? Thomas Mann non poteva saperlo, però quel giornale del lussuoso transatlantico olandese era il palinsesto dei giornali contemporanei, poveri di cultura, conoscenza e ambizione intellettuale. La deriva verso lo “spettacolo” è il segno dei nostri tempi.
Thomas Mann credeva che l'appunto sulla tigre fosse una semplice digressione, però giusto il giorno 20 aveva annotato: «La Storia è la realtà comune per cui si è nati, per cui bisogna essere abili, e in essa fallisce l’inadeguata nobiltà di Don Chisciotte». Penso che difendere la lettura e la conoscenza sia oggi la nuova nobiltà inadeguata, perché la realtà per cui nasciamo vive oggi dei postumi alcolici della tigre di Thomas Mann.

www.fernandoiwasaki.com

 

(Traduzione di Carlo Tartivita)

 

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