[A] Dall'Agorà di ClubDante

Juan Carlos Botero
Colombia

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Assassini consapevoli


21/05/2012

Ogni fumatore è vittima e allo stesso tempo responsabile della più grande truffa commessa ai giorni nostri. «È così», dice Mike Moore, procuratore generale del Mississippi. «È la più grande frode della storia». Il giornalista sembra incredulo dinanzi a una frase simile. «Sul serio?», domanda. «Senza alcun dubbio», insiste Moore. «Ho lavorato per anni con i tossicodipendenti, e non è assolutamente paragonabile con questo. Negli Stati Uniti la cocaina uccide 15mila persone ogni anno, però le morti provocate dal tabacco superano le 425mila unità. E le compagnie del tabacco non solo hanno evitato ogni genere di sanzione per questo delitto colossale, ma hanno anche accumulato una fortuna nell'operazione».
La precedente dichiarazione è stata rilasciata nel famoso programma di Mike Wallace, 60 Minutes, prodotto da Lowell Bergman nel 1996. La gente conosce una parte della storia grazie al magistrale film di Michael Mann, Insider – Dietro la verità. Ma c'è un'altra parte, ugualmente importante e meno conosciuta. Wallace è da poco scomparso e in segno di omaggio sono stati ritrasmessi i suoi migliori programmi. E questo è uno dei più coraggiosi.
È risaltato fuori che la produttrice di tabacco Brown & Williamson, all'epoca la terza più grande del paese, aveva fatto causa al dottor Jeffrey Wigand per aver reso pubblico quello che aveva scoperto quando lavorava per l'azienda. Vale a dire che la dirigenza della B&W non solo sapeva che la nicotina causava dipendenza, sebbene avesse dichiarato il contrario davanti al Congresso degli Stati Uniti, ma sapeva anche che, attraverso processi chimici provocati in maniera deliberata, aumentava l'impatto della nicotina e, quindi, la dipendenza dei fumatori. Insomma, diceva Wigand, la sigaretta non era altro che un utensile per fornire nicotina. Lo scienziato poi testimoniò in uno storico processo contro le compagnie del tabacco, e diversi stati ricevettero una somma di 360 miliardi di dollari.
Tuttavia, il caso è ancora più scandaloso. Perché B&W denunciò Wigand e fece l'impossibile per zittirlo. Però diversi documenti segreti della compagnia sono finiti nelle mani di Stanton Glantz, professore dell'Università della California, che ha confermato quanto detto da Wigand: da trent'anni i dirigenti di B&W e di altre compagnie sapevano che il tabacco causava dipendenza e provocava malattie come il cancro, l'enfisema polmonare e problemi cardiaci. Ma non è tutto. Mediante strategie legali e tattiche di pressione, i dirigenti dell’azienda hanno occultato queste informazioni al pubblico e hanno zittito chi li criticava, cercando di rovinarli con processi infiniti, corrompendoli o schiacciandoli con l'immensità dei loro mezzi. In conclusione: i dirigenti sapevano che stavano uccidendo milioni di persone e che stavano lucrando su una sofferenza mondiale. E lo facevano senza che gliene importasse una mazza.
Perciò questa faccia della moneta, quella per cui ogni fumatore è vittima di questa industria criminale, è evidente. Ma l'altra, per cui è anche colpevole di questa frode? È ovvio: questa truffa non potrebbe esistere, e ancor meno a questa scala da suicidio collettivo, senza il contributo di ogni singolo fumatore, nello stesso modo in cui il business della droga non potrebbe esistere senza consumatori, grandi o piccoli che siano. Allora, quando qualcuno compra e accende una sigaretta, deve sapere che sta consegnando il suo denaro e la sua salute a un assassino milionario che non fa nemmeno caso alla scia di morte lasciata dalla sua attività e che, mentre si dirige in banca, si frega le mani e sorride sotto i baffi.

Da www.elespectador.com

(Traduzione di Carlo Tartivita)
 

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