[A] Dall'Agorà di ClubDante

Wendy Guerra
Cuba

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Il colore del caldo


03/08/2012

Parecchi amici pensano che a Cuba sia il caldo a impedire la riflessione dilatata, attribuiscono al caldo la brevità della narrativa insulare, e persino, alcuni esilii anteriori all'esodo del 1959.
La colpa è del caldo? Prima, durante e dopo continuerà ad avere una parte di tutte le nostre colpe? Quando arriverà l'inverno?

Virgilio Piñera fa sempre riferimento ai contrasti del clima nel suo pezzo d'antologia “Aire frio”, e il grande Julián del Casal ci trasporta con la neve in gelide regioni, anelate nei suoi raffinati versi.

Molti anni fa, girovagando per una mostra dell'artista cubano Alexis Leyva Machado (Kcho), notavo la potente presenza dell'estate nella visualità dell’isola. In quella meravigliosa mostra degli anni Novanta, l'allora inquieto creatore ci lasciò passare sotto l'acqua, in un illusorio gioco di luci.
Il fondo delle barche lievitava sul soffitto, mentre noi, schiacciati dall'estate, ancoravamo sul fondale. I nostri sguardi si alzavano verso l'esterno illuminato sentendo attraccare le sue barche, vecchie navi concettuali che poi lui avrebbe bruciato a “La Puntilla”, cambiando passo dall'asfissia insulare alla navigazione d'esplorazione. Questa visione sottomarina è quella che rimarrà per sempre fissata nei musei mentali del cubano. Non posso dimenticare la sensazione mistica di vedere le sue barche avanzare e ancorare sopra le nostre teste, sfilando come presenze che ormai non ci accompagnano. Q.E.D.

Quando la costa rinfresca i nostri corpi e le nostre idee, quando il mare allevia l'animo e ci impedisce di soffocare in un'estate che viene sempre citata come la peggiore di tutte, pensiamo a lui come a una dolorosa via di fuga.
Quella che viviamo è sempre la peggiore estate, la precedente non ci interessa nemmeno come punto di riferimento. In quest’isola dimenticare è tanto probabile quanto lo squagliarsi del ghiaccio al sole.

Le vacanze sono servite a far sì che diversi amici e conoscenti si siano costruite le loro navi personali e siano fuggiti su gracili veicoli clandestini. Diversi di loro si sono persi in questo stesso mare di luglio e agosto, altri hanno vissuto per poterlo raccontare. La Milla, romanzo di Alejandro Hernández pubblicato nel 1996, racconta, lungo i suoi novanta capitoli, ciascuno di questi viaggi della speranza, durante la calorosa e interessante fiction-fuga che oltrepassa i limiti territoriali.

Così, quest'estate, tra le notizie sulla crisi e le elevate temperature, ho finito il mio romanzo, Negra, sul razzismo e la bellezza. Chi ha detto che non si può scrivere al caldo torrido dei climi estremi? Chi non ha mai fatto l'amore sotto le onde? Chi ha detto che il mare non continua a essere di conforto per il caldo e a ricordare anche quanto si è perso nei viaggi della diaspora? Chi ha detto che incendiare le navi significa cancellare il colore di questo caldo che ci tormenta?

Sudando di fronte al mare, chiedo che si aprano tutti i ponti per far sì che nessuno debba viaggiare sulle zattere in questa dura estate che ci circonda. Sudando scrivo e prego che l'estate sia una benedizione, e non un supplizio. Che non ci siano corpi da reclamare o piangere nel nostro “Muro del pianto”, chiedo che quest'estate l'oppressione non arrivi al limite delle perdite o degli addii fatali.

Il Nuoto su questa costa al tramonto e scrivo sulla mia pelle che ha già, come direbbe Reynaldo Arenas, «il colore dell'estate».

 

Questo è articolo è stato pubblicato da El Mundo.

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