[A] Dall'Agorà di ClubDante

Ricardo Silva Romero
Colombia

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The Power of the Heart


05/09/2012

È una canzone che mette i brividi. Si chiama The Power of the Heart: il potere del cuore. Lou Reed l'ha composta per Laurie Anderson, un paio d'anni fa, invece di chiederle in ginocchio di sposarlo. E l'inglese Peter Gabriel ne ha fatto una sua versione, una versione che mette la vita in pausa per poco più di cinque minuti, con una convinzione che la trasforma nel pezzo centrale dell'album Scratch my Back: una reinterpretazione di opere altrui (di, ad esempio, David Bowie, Randy Newman o Paul Simon).

In un primo momento può sembrare assurdo che Peter Gabriel – membro originario del gruppo di rock progressive Genesis, compositore di colonne sonore memorabili, autore di alcuni dei dischi più conosciuti della musica pop degli ultimi trent'anni e fondatore, come se fosse poca cosa, dell'etichetta Real World – abbia perso del tempo per rifare i lavori di altri, però poi, quando si ascolta e riascolta The Power of the Heart («ho percorso il mondo intero soltanto per portarti indietro»), ogni cosa acquista il suo senso.

Accompagnato da un'orchestra diretta dal neozelandese John Metcalfe, e con il tocco del produttore canadese Bob Ezrin, Peter Gabriel ha trasformato dodici delle sue canzoni preferite in piccoli drammi che parlano per lui: che dicono, per lui, che vivere è imparare a vivere con questa piuttosto che quest'altra aspirazione. E ricordano, tra l'altro, che è arrivato il momento in cui gli artisti facciano ritorno sulla Terra: nell'epoca di Internet, nell'epoca in cui tutte le opere d'arte devono giustificare la propria esistenza andando oltre lo schermo del computer (perché sprecare tonnellate di denaro in un film che può essere visto su un portatile senza che si rovini un'inquadratura? Perché stampare un libro che non è sia anche un oggetto per cui ne vale la pena? Oggigiorno, con l'industria musicale in rovina, che senso ha pubblicare un CD sul mercato?), i creatori devono scendere dai loro piedistalli per conversare faccia a faccia sia con gli spettatori sia con i creatori che li circondano, devono infatti capire che la rete ci ha spinto in un'era in cui tutti noi ci passiamo di mano in mano i racconti altrui, fino a sentirci i loro autori.
Peter Gabriel è, con i suoi sessantadue anni, il musicista pop che ha capito meglio tutto ciò. La sua pagina web è una finestra sui suoi studi di registrazione. E l'album
Scratch my Back è il punto di partenza per quel che ha voluto chiamare “uno scambio di canzoni”: si sa che le sue stesse opere, da Solsbury Hill a Come Talk To Me, da In Your Eyes a Biko, sono state reinterpretate dagli stessi compositori dei brani che lui ha reinterpretato. L'idea era che fosse chiaro che ognuno di noi entra nelle fiction degli altri, che non è il momento per gli ego fragili, che sopravviverà l'artista che non sta né al di sopra né al di sotto di niente, e che, come nelle canzoni d'amore, come in The Power of the Heart, siamo sul punto di accorgerci che non possiamo sconfiggere chi abbiamo proprio accanto a noi.

 

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