[A] Dall'Agorà di ClubDante

Franco Pezzini
Italia

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Evangelisti, predazioni americane


28/05/2013

Nell’ambito della produzione narrativa di Valerio Evangelisti, la trilogia di Tortuga riveste un ruolo particolare. Da un lato si tratta di un ulteriore tassello di quell’ampio gruppo di murales sulle Americhe costituito dalla saga western del pistolero-stregone Pantera (Metallo urlante, 1998, Black Flag, 2002, Antracite, 2003), dai fasti criminali di Noi saremo tutto (2004) e dal dittico messicano Il collare di fuoco e Il collare spezzato (rispettivamente 2005 e 2006): un variegato affresco che nello specchio del Nuovo Mondo individua (attraverso diversi registri narrativi) nodi critici fondamentali di una realtà cui anche noi apparteniamo. Da un secondo punto di vista, la trilogia rientra però in quella costellazione di romanzi storici “puri”, interessati – come al solito in Evangelisti – alla ricostruzione di ampi affreschi sociali ed economici, ma senza gli elementi fantastici presenti per esempio nella saga di Pantera: in scena è una specifica società, sono sogni incarnati in una prassi storica, sentimenti, crudeltà e perplessità tutte umane, e lo spiazzamento è recato dalla paradossalità di certe situazioni (il mondo alla rovescia della res publica piratesca, i rapporti sghembi con le politiche coloniali delle potenze europee) e non da un loro sembiante preterumano. Eppure, da un terzo punto di osservazione, la trilogia di Tortuga è vicina alle opere fantastiche dell’Autore (come – per eccellenza – la saga dell’inquisitore Eymerich) nella libertà dell’avventura in costume, che permette al lettore un maggiore “stacco” dalle dinamiche in scena, per quanto coinvolgenti, e al narratore un più libero gioco in filigrana di provocazioni e allusioni.

È comunque con queste particolarità che Evangelisti riprende in grande stile il romanzo di pirati, genere in passato amatissimo in Italia (si pensi a Salgari e al salgarismo), ma anche all’estero e in particolare nei paesi di lingua anglosassone – fin dall’epoca remota del successo di A General History of the Robberies and Murders of the most notorious Pyrates di tal “Captain Charles Johnson” identificato da qualcuno con Daniel Defoe, e via via attraverso infiniti epigoni più o meno popolari (per un esempio, rimando qui http://www.clubdante.net/cd/faces/includes/public_review_archive.xhtml?own=AUTHOR&item=111&currentLanguage=it). E la coscienza di tutta questa tradizione narrativa è evidente fin dal primo volume della trilogia di Evangelisti, appunto Tortuga, edito da Mondadori nel 2008. Protagonista è l’antieroe Rogério de Campos, prima arruolato dal vitalistico Laurens de Graaf detto Lorencillo, poi dal cupo e carismatico cavaliere Michel De Grammont, ultimo dei grandi capitani della filibusta, cui contende la bella schiava nera Reina: un’avventura che echeggia insieme i fasti della Tortuga del passato e l’ormai consumato declino – in particolare per l’atteggiamento dei “protettori” europei che, dopo essere ricorsi al braccio armato dei pirati per i propri conflitti, con la stessa spregiudicatezza li stanno ora scaricando. Al di là di ogni facile stereotipo o ingenua idealizzazione, con una narrazione sorniona e travolgente Evangelisti riesce così a mostrare la complessità antropologica, storica ed economica del mondo della filibusta: una realtà alternativa e nichilistica all’insegna dello scatenamento degli istinti – emblematico l’inquietante chirurgo Ravenau de Lussan, teorico di un utilitarismo sadiano e di un assoluto laissez faire – e che già prefigura in distanza la predazione capitalistica.

Lo spunto era troppo gravido di potenzialità narrative da non essere ripreso: ed ecco uscire nel 2009 la seconda puntata della saga, con il grande affresco Veracruz sulla conquista dell’imprendibile, omonima città nel 1683. Si tratta però in questo caso di prequel – come si dice in linguaggio cinematografico – che permette di sviluppare personaggi del primo romanzo (Lorencillo e il cavaliere de Grammont, il medico de Lussan, la stessa Reina) attraverso le drammatiche vicende precedenti, approfondendo il discorso sulla società predatoria e sulla complessità di vivervi in controtendenza o almeno in dignitoso compromesso valori altri. E proprio in quest’ottica, tra strategie di sopravvivenza ed eversione di ambigui equilibri, spazio anche maggiore è riconosciuto alle figure femminili, con alcuni ritratti indimenticabili.

A questo punto, però, la scelta di una terza e conclusiva puntata non risponde alla semplice spremitura del successo di una formula, o all’abitudine commerciale ormai consolidata alle trilogie: Cartagena è imprescindibile perché conduce agli esiti ultimi una serie di temi sviluppati nei primi due romanzi, e – per quanto sia certo possibile leggerli autonomamente – permette di comprendere un senso più profondo dell’intera saga.

Così, sul piano del romanzo storico, l’assedio e la presa (anzi, le prese) di Cartagena in Colombia rappresentano quasi la tragica caricatura dell’evento-chiave di Veracruz e in qualche modo ne ribaltano le dinamiche. Tra perplessità e mugugni, gli ultimi filibustieri sono stati infatti riarruolati temporaneamente dalla Francia (1697) che intende rivalersi nelle Americhe dei buchi nelle finanze recati dalla Guerra dei Nove Anni: l’alleanza tra l’aristocratico ammiraglio De Pointis venuto da oltre Atlantico e il governatore di Saint-Domingue nonché ex-negriero Ducasse, molto stimato tra i pirati, si dimostrerà però l’ennesima truffa dei committenti europei – e seguiranno problemi a catena, con spaventose conseguenze. Una ricca serie di letture, denunciate nella Nota bibliografica finale, chiarisce lo scrupolo del narratore nella ricostruzione dei fatti, e insieme le libertà cui è ricorso in un contesto di romanzo.

Dato che, ripetiamolo, Cartagena è anche un (grandissimo) romanzo d’avventure – e pronto a riconoscere tra allusioni e ammiccamenti i propri modelli. Per esempio il Salgari de Gli ultimi filibustieri: non solo per l’analogo sottotitolo – Gli ultimi della Tortuga – o per la presenza in entrambi i testi del personaggio, peraltro storico, di Ravenau de Lussan, ma più in generale per il sapore un po’ malinconico delle fine di un’epoca. Un’altra fonte è poi senz’altro il feuilleton: il protagonista di Cartagena, l’ufficiale Martin Dorlhac al servizio di De Pointis, ha un losco passato nella Corte dei Miracoli di Parigi, a richiamare le avventure di Angelica Marchesa degli angeli e di schiere d’altri avventurieri della narrativa popolare francese. Con un meccanismo del resto proprio del feuilleton, anche Dorlhac – come i protagonisti di Tortuga e Veracruz – viene calamitato dal mondo avventuroso della filibusta e l’elemento catalizzatore è una donna fatale. In questo caso Teresa Jímeno, moglie di un maturo comandante spagnolo prigioniero; e anche lei, come le mattatrici degli altri due romanzi, giocherà la carta della propria fatalità nell’ambito delle difficili strategie di resistenza concesse alla donna in quel momento storico. Tra analogie e peculiarità, i maldestri protagonisti e le rispettive e incomprese interfacce femminili – le cui ragioni emergono solo nei finali – intessono nella saga un complesso tessuto di relazioni, mascheramenti e menzogne: e l’atroce finale di Cartagena reca alle conclusioni di Tortuga e Veracruz una variante non ancora esplorata e in fondo necessaria, stavolta attraverso il profilo di una figura femminile socialmente integrata.  

Romanzo storico “puro”, romanzo d’avventura in costume, Cartagena si colloca però anche nel terzo insieme individuato, quello dei murales sulle Americhe. E non solo per l’ambientazione in quel Mar dei Caraibi le cui saghe racconta ma evocandone un numero anche maggiore per cenni – i ricordi della Tortuga del passato dei grandi capitani e l’altra del nostro passato, indimenticata ma in fondo altrettanto irraggiungibile tra le nostre letture di anni più verdi. Ma perché il naturale sviluppo di quelle avventure, come mostreranno allegri Lorencillo e de Lussan, punta più a nord, verso le coste dei futuri Stati Uniti. Dove gli eredi del protocapitalismo piratesco potranno erigere le loro fortune.

Cartagena. Gli ultimi della Tortuga - Mondadori (2012)
Cartagena. Gli ultimi della Tortuga
Valerio Evangelisti
Mondadori
2012
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