[A] Dall'Agorà di ClubDante

Franco Pezzini
Italia

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Manfredi, il ritorno dell’Uomo Verde


26/04/2013

 

“E poi… c’è la ballata più strana di tutte, che ci ha cantato un bardo venuto dallo Yorkshire, pochi mesi fa. Racconta che il catafalco di Robin Hood esiste ancora, ed è vuoto”.

Tra i romanzieri attenti alla letteratura “popolare” – nel senso della scelta di un registro narrativo, ma anche dello studio della sua storia e dell’analisi competente di caratteri e miti – Gianfranco Manfredi può vantare un profilo particolarissimo. Narratore e saggista, sceneggiatore cinematografico e televisivo ma anche di fumetti di successo come Magico Vento, Volto Nascosto e Shangai Devil, cantautore e musicista, Manfredi è uno degli autori italiani che più hanno donato al genere horror: basti citare Magia rossa, 1983, raggelante apologo sull’apocalisse del capitalismo, con un Quarto Stato di non-morti scatenati dalla stregoneria di un mago reviviscente; le fosche vicende di Cromantica, 1985, e la grande raccolta Ultimi vampiri uscita originariamente nel 1987 e riproposta arricchita nel 2009; le avventure teratologiche di due fratelli medici, Aline e Valcour de Valmont – Ho freddo, 2008 e Tecniche di resurrezione, 2010 – sui due lati dell’Atlantico tra Sette e Ottocento. Ma Manfredi non è soltanto uno scrittore di horror, passa con disinvoltura ed eleganza da un registro all’altro: e per esempio è l’amore per il genere avventuroso (già alla base delle sue sceneggiature di fumetti) a emergere nell’ultimo romanzo per Mondadori, La freccia verde. In questa vicenda di ampio respiro ambientata in un’Inghilterra elisabettiana – in gran parte nel Derbyshire – dove iniziano a chiudersi le terre comuni, con l’esodo forzato di schiere di contadini e il loro affluire in sacche di resistenza nelle foreste, i diversi interessi e chiavi di lettura dell’Autore trovano felice compenetrazione.

Anzitutto c’è il fascino dell’avventura memore di tutta una tradizione salgariana – da Manfredi studiata con passione – e riproposta in forma di robusto romanzo storico. L’indisciplinato protagonista sir Edwin Barley, già perdigiorno e donnaiolo, e il suo gigantesco compagno muto chiamato Silenzio sono reduci dalla vittoria britannica sull’Invencible Armada, e stanchi delle brutalità che ne hanno costituito il codazzo. Costretti dall’odio della matrigna di sir Edwin – la perfida dark lady Grace – a rifugiarsi con altri sbandati nella libertaria comunità di Sion, aristocratico e figlio del popolo avranno un ruolo determinante nel difenderla, e tra avventure di svariatissimo genere vi troveranno l’uno l’amore e una nuova dignità, l’altro il maturare di una missione. Saldati i conti (un po’ diversamente da quanto pensato) con Lady Grace, Sir Edwin verrà infine ordinato cavaliere dalla grande Elisabetta, mentre Silenzio prenderà una propria strada.

Fin qui la trama, ricchissima di spunti storici – alla base è del resto una serie monumentale di letture sul mondo elisabettiano, le sopravvivenze di un’Inghilterra più arcaica e i nuovi sviluppi sociali; e che tuttavia già in un riassunto a grandi linee lascia intravedere una chiave di fondo e una tensione ideale. Pur senza avvilire la dimensione genuinamente avventurosa nel romanzo a tesi, La freccia verde è infatti una lunga riflessione sulla libertà, sull’apprendistato a concepirla in termini collettivi, sul rapporto stesso tra l’élite (l’antieroe sir Edwin) e il popolo (a partire dal mistero di ciò che esso realmente pensa: non a caso Silenzio è muto). Dove proprio la comunità di Sion col suo leader chiamato Monk (è un frate), le sue pratiche di sussistenza non proprio legali e la perplessa purezza degli ideali funge da luogo di maturazione: non una dimensione di idillio, impensabile nella Storia, ma l’occasione per crescere quanto vita e cultura possono permettere, per sperimentare nuovi modelli, per trovare compagni al fianco dei quali lottare.

Avventura e tensione ideale, dunque: ma un terzo filone di interessi con uno spazio importante nel romanzo è quello antropologico. A distanza di qualche secolo da un virtuale prototipo storico di Robin Hood – generalmente associato all’età plantageneta, prima o dopo il regno di re Giovanni – è nel Cinquecento che il suo mito legato a oscuri archetipi pagani e maschere sociali trova infine codificazione: e Sir Edwin difensore della Foresta finisce col diventare quasi involontariamente un’ipostasi dell’eroe, Robin “Wood” e Uomo Verde. Come l’ombra del leggendario compagno del fuorilegge, il gigante Little John, si specchia in Silenzio, Frate Tuc (personaggio legato proprio alle trascrizioni tarde della saga) nel vecchio Monk e forse l’amata Marian nella ruvida arciera Bidu, uno dei personaggi più incantevoli della storia: tutto un tessuto di echi e riverberi in cui il mito rivela inattese risonanze simboliche e contribuisce alla riflessione e all’assunzione di responsabilità nell’oggi storico. 

La freccia verde - Mondadori (2013)
La freccia verde
Gianfranco Manfredi
Mondadori
2013
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