[A] Dall'Agorà di ClubDante

Franco Pezzini
Italia

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L'"Amianto" di Prunetti


01/02/2013

 

Non è facile conciliare i registri della commozione e della denuncia con un racconto avvincente e ironico: un racconto che incalza pagina dopo pagina, presenta ciò che è atroce senza concedere al lettore la fuga, ma non dimentica di condividere la tenerezza, gli aspetti surreali, la risata. Non è facile, ma Alberto Prunetti ci riesce in questo libro bellissimo, con l'architettura di un solido romanzo e la verità di una memoria documentale: un testo terribilmente importante, e scritto con un prodigioso equilibrio di toni – qualcosa che non è eleganza narrativa fine a se stessa, ma anzitutto l’esito faticoso e personalissimo di un’elaborazione del dolore.

A muovere tutto sono tre eventi ravvicinati riguardanti il padre Renato morto da un anno di tumore: l’emergere di una vecchia foto (prima una leggenda di famiglia, nessuno ci credeva) in compagnia di una cantante famosa, quando lui la sera faceva il cameriere, al termine della giornata in fabbrica; la lettera del patronato sull’imminente scadenza termini del riconoscimento di esposizione all’amianto, respirato per anni da questo specializzatissimo saldatore-tubista insieme a buona parte del resto di polveri e gas della tavola di Mendeleev; e infine un sogno in cui Renato (con buona pace di Shakespeare) si limita a spiegare al figlio come aggiustare l’auto. Di lì per Alberto una ricerca a ritroso, nel tentativo di trovare almeno qualche scampolo di giustizia sulle fibre assassine – perché le aziende interessate ovviamente negano o latitano – e che si trasforma in un’ampia memoria familiare e collettiva, col respiro di una saga popolare, e avventure picaresche su e giù per l’Italia.

Dai cantieri infernali – acciaierie, raffinerie, stabilimenti – dove Renato reca la sua apprezzata professionalità ai campetti di calcio del figlio (magari all’interno di una fonderia dell’ex Ilva), dalle scampagnate domenicali all’impegno sindacale di fronte all’urgenza di una diversa sicurezza del lavoro, il narratore segue gesta e perplessità, irritazioni e fierezze del suo protagonista. Ma al contempo sa calarsi nella materia del suo mondo, tra saldature e fusioni, coibentazioni, ustioni e sudore: qualcosa che, ben lungi dall’esaurirsi in un arido documentario su un’Italia reale, irriducibile alle comode astrazioni di statistiche e spread, restituisce il senso di un lavoro quotidiano, la perizia e le astuzie del padre che sa davanti al figlio ammirato, la dignità senza retorica di un itinerario professionale e umano. E allora capiamo il senso di quel sogno surreale, le confidenze ad Amleto sulla cura dell’auto. 

Ma il retro dell’arazzo industriale del Belpaese è un groviglio confuso di fibre d’amianto. E ironia, avventura, rigore documentario, pudore di toni non smorzano lo strazio per una morte annunciata, lenta e amara. Fino all’epilogo, con l’ansia per uno straccio di riconoscimento di giustizia.

In queste pagine si ritrova chiunque abbia vissuto sulla pelle propria o dei familiari esperienze analoghe, incassando lutti e indignazione; ma anche semplicemente chi sia ancora capace di avvertire, al di là di ogni anestesia padronale, l'enormità di un costo sociale a tutt’oggi paludato da soavi eufemismi e indecorose banalità (esemplari i teatrini del dibattito sull’Ilva). Per questo Amianto è un grande libro, un libro da leggere assolutamente: perché offre voce in modo competente e appassionato a un'intera cultura operaia, in una straordinaria, rigorosa memoria storica, e con un orgoglio di cui abbiamo un gran bisogno (rimando alle considerazioni in proposito di Wu Ming 1 su Giap); ma al contempo sa parlare, divertire, commuovere e far capire a chi questo mondo può non conoscere, mostrando senza veli grandezze e crimini dell'Italia in cui viviamo. E senza manicheismi, davanti ai nudi fatti, chiede di scegliere da che parte stare.

 

Amianto. Una storia operaia - Agenzia X (2012)
Amianto. Una storia operaia
Alberto Prunetti
Agenzia X
2012
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