[A] Dall'Agorà di ClubDante

Franco Pezzini
Italia

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Soledad Miranda e l’ISSN


06/07/2012

Non accedono alle librerie, non hanno neppure il codice ISBN ma l’ISSN che li apparenta ai periodici, ma non accettato dagli store online per registrazione e vendita: eppure i romanzi da edicola, gli eredi più diretti di penny dreadful e feuilleton dei secoli passati, rappresentano una nebulosa di notevole interesse. Particolarmente note per l’Italia sono collane storiche di Segrate come Urania, Segretissimo o Il Giallo Mondadori, grazie alle quali abbiamo conosciuto capisaldi di genere giunti dall’estero (Gran Bretagna, USA, Francia…) in seguito approdati a edizioni più pretenziose. Ma non manca una ricca produzione nostrana: e a volte è davvero difficile comprendere perché taluni felicissimi titoli vengano destinati a una breve stagione e una sorte piuttosto defilata in edicola, invece che ai più visibili scaffali e alla migliore reperibilità nelle librerie.
Come nel caso di un piccolo gioiello dal sapore di cult, un romanzo originale e divertito (nonostante le componenti tenebrose e a tratti malinconiche) a firma di Cristiana Astori, Tutto quel nero – uscito per Il Giallo Mondadori nell’ottobre 2011 (n. 3041), e idealmente a cavallo tra horror e poliziesco. Nella Torino contemporanea, la protagonista Susanna si trova ad accettare un incarico un po’ strano ma ottimamente retribuito, la ricerca cioè un un film “perduto” per conto di un enigmatico committente. Tra indagini internet e strani incontri in locali della movida giovanile, improbabili incursioni in magazzini dimenticati, brividi forse spettrali e orribili delitti tra l’Italia e la Spagna, la storia corre verso un finale inatteso e ben costruito, con un bilancio del tutto positivo sotto il profilo del mystery: e tuttavia l’interesse più specifico del romanzo si lega al suo raffinato tessuto cinefilo.
Il cortometraggio perduto oggetto della quest è infatti Un día en Lisboa con Soledad Miranda, la bellissima starlet sivigliana che in seguito assurgerà a mattatrice di vari film (sette, tra il ’69 e il ’70) del provocatorio, discusso e visionario regista Jésùs Franco Manera, dai mille pseudonimi ma noto in genere come Jess Franco: e Astori sa evocare con rispetto il dramma dell’attrice, morta nell’agosto 1970 in un incidente d’auto sulla strada dell’Estoril lungo la Costa do Sol in Portogallo, proprio quando si apprestava a raggiungere un più solido successo – restando però oggetto di un culto oggi diffuso a livello planetario, come può testimoniare una semplice ricerca sul web. L’ex-stellina da rotocalchi che Franco aveva trasformato in musa erotica circonfusa di mistero, vampira fragile e assassina triste delle sue saghe sadiane, aveva anzi colpito tanto l’immaginario da influenzare le stesse colleghe che le subentrarono – al punto da far parlare di vere e proprie possessioni, quasi Soledad reclamasse ancora quello spazio nel cerchio magico del cinema di cui era stata privata tanto improvvisamente. Tutto quel nero si gioca proprio sullo spossessamento d’identità della protagonista Susanna: qualcosa che rimanda ai problemi d’identità di quelle stesse pellicole a basso costo diramate in infinite versioni (sequenze aggiunte o diverse, mutamento d’ordine alle scene, alterazioni di significato persino a livello generale), e particolarmente emblematico proprio dell’opera del regista dai mille pseudonimi.
Con una ricerca parallela a quella della sua eroina, Astori ha dunque coinvolto lo studioso spagnolo di cinema Carlos Aguilar – che compare anche come personaggio – e la Filmoteca Española di Madrid: e il risultato è un incredibile puzzle che attorno al mito-Miranda collega personaggi e storie. Da Jess Franco a immaginari ma plausibili colleghi italici, da Aleister Crowley a Christopher Lee e alla La nona porta di Polanski, attraverso flashback e slittamenti nel tempo, la storia spiazza fascinosamente il lettore: ma al contempo rende ben conto della carica di mito intessuto entro e attorno il cinema di genere, ammiccando a fantasmi e possessioni che ci coinvolgono molto direttamente.

 

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